Domenico Scudero on ‘Jacopo Benci. Faraway and luminous’

Protocollo Critico: Annichiliti dal mercato 

Domenico Scudero, 2007    

http://www.luxflux.net/n28/protocollo2.htm

 

“La storia ci insegna che quando l’arroganza dei Salon si fece brutale gli artisti semplicemente se ne andarono ad esporre nelle loro stanze, crearono un sistema di mercato parallelo e diventarono Impressionisti in barba alle vestigia ottocentesche e passatiste. Adesso anche gli scemi del villaggio globale vanno matti per le rivoluzionarie opere degli impressionisti, ma se avessero frequentato quegli stessi anni dove sarebbero costoro? Non certo negli atelier degli artisti, semmai starebbero ad ammirare le diafane pose di un’accademia decadente e costosa. Per questo mi ha fatto davvero piacere ricevere un libro inconsueto, Jacopo Benci. Faraway and luminous (A.A.V.V., The British School at Rome, 2007).

Un libro che è in parte una monografia sul lavoro di Benci ma è anche e soprattutto un’opera concepita da un artista che ama la lentezza, e che non disperde le sue energie nell’impazzimento generale per il successo. Jacopo Benci, artista, storico dell’arte, curatore, grande conoscitore delle varie forme espressive, dalla musica al cinema, è uno di quei tipici esempi di geniale propositore misconosciuto dal mercato e dai mercanti d’aura, ma di cui non dobbiamo fare a meno. La sua identità d’artista dalla cultura smisurata è da valutare per via di una volontà alla conoscenza, quel fatuo dubbio che smussa l’arroganza e fomenta la ricerca. Il suo lavoro costruito in un ciclo continuo nel vasto volume monografico dimostra i suoi legami con l’opera di Duchamp coniugando surreale e visuale nel cinetismo del tempo sino ai grandi ritratti in video e i malinconici cammini fotografici realizzati con lo sguardo di un Tarkovsky. Un lavoro che rielabora il reale e la memoria in straordinarie e inusuali fotografie e disegni in Il mondo fluttuante (1985), Sguardo Luminoso, Polvere e ombra (1993-2007). Nelle Performances minimali e caravaggesche (1996-1999) o negli Itinerari silenziosi (1997-2007) svuotati da ogni traccia d’esistenza umana, così come nei video e i film realizzati con una cura artigianale per ogni dettaglio si riconoscono spessore culturale, sapienza tecnica.

L’opera di Jacopo Benci racconta un’arte intellettuale e sperimentale di grande valore, cultura distillata e senza cartellino col codice a barre, qualcosa da difendere contro le smanie assolutiste dei venditori d’aura e dei lacché di corte (tra i quali mi annovero per non risultare offensivo).”

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