Infra-ordinario #1

Aprile 2006. Monteverde Vecchio, Via Giuseppe Parini. Di fronte ai numeri 18, 22 e 26, sul lato sud della via, c’è un terrain vague, una zona vuota, un’area non edificata in cui cresce rigogliosamente l’acanto spinoso e ci sono alcuni alberi. L’area è delimitata dalla strada, dal recinto della chiesa dei primi anni Quaranta che affaccia sull’inizio di Circonvallazione Gianicolense, e dal perimetro esterno delle palazzine che affacciano sull’ultimo tratto di Via Parini e su Viale Trastevere.

Nella parte più lontana dalla strada, in mezzo ad alti cespugli di acanto, s’intravvede la tettoia di qualcosa che non è nemmeno una baracca, ma un semplice riparo; un uomo dorme, il volto in pieno sole, supino. Al margine dell’area, dove la terra cede il posto ai sampietrini e all’asfalto, emerge, accanto alle radici di uno degli alberi, un banco di tufo verdastro: il ‘monte verde’ che dà nome al quartiere.

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