Infra-ordinario #3

Primi di ottobre 1990. Dopo aver terminato il nostro concerto ad una convention, per cui siamo venuti da Roma, A., P. e io lasciamo S. in camera (si è già messo a letto a leggere), usciamo dal Jolly Hotel e ce ne andiamo per Ancona nella notte.

Il cielo è limpido; fa piuttosto freddo, e il vento soffia forte. Vagabondando raggiungiamo la sommità del colle di San Ciriaco e guardiamo verso il mare. Ai piedi del colle, abbastanza lontano, un traghetto bianco sta ormeggiato. Tutte le luci sul ponte sono accese – tubi al neon che esaltano la bianchezza della nave e non spandono nessuna luce al di là. Il vento porta via ogni suono.

Ci distraiamo per un poco; giriamo attorno a San Ciriaco. Quando ci avviciniamo di nuovo al punto da cui si vede l’imbarcadero, la nave ha salpato. È più lontana, sospesa tra l’acqua nera e il cielo nero, delineata dalle sue luci verdastre al neon, rilucente nel buio con il suo scafo candido.

Il vento soffia sempre e non s’ode nemmeno una traccia del rumore dei motori. La nave scivola lenta, muta, nell’oscurità compatta, e poco a poco si trasforma in una indistinta macchia luminosa.

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