Umberto Eco on photography

“Io ho smesso di fotografare quando ormai da almeno dieci anni avevo una macchina fotografica, nel 1961. Perché, avendo già dato la tesi di laurea sull’estetica medioevale, ma continuando sempre a essere interessato a quei secoli, nel ‘61 ho fatto un viaggio, con altri tre amici, attraverso tutte le abbazie romaniche e le cattedrali gotiche francesi. Naturalmente mi ero portato dietro una macchina fotografica e ho fotografato tutto, incessantemente. Le foto sono orribili, non mi servono e non mi sono mai servite, ho piuttosto comperato dei libri dove c’erano foto migliori, e di quel viaggio non ricordo più niente. Ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato. Da quel giorno non ho mai più fatto fotografie in vita mia, partendo dal principio che ci sarebbe sempre stato qualcuno che le faceva al posto mio, e infatti ce ne sono sempre più di quanto desideri o abbia bisogno… Quindi l’eccesso di possibilità fotografica può ledere la nostra memoria, perché la nostra memoria sopravvive quando, in termini fotografici, è grandangolare.”

[Intervento alla tavola rotonda Fotografia, Memoria, Informazione, Ara Pacis, Roma, 10 ottobre 2010.]

“I stopped photographing in 1961, after I had owned a camera for at least ten years. This is because, having already discussed my dissertation on the aesthetics in the Middle Ages, but continuing to be interested in that epoch, in ’61 I took a trip with three other friends, through all the French Romanesque abbeys and Gothic cathedrals. Of course I brought a camera with me and I photographed everything, incessantly. Those photos are horrible, I do not need them, and they were never useful to me, I’d rather buy books illustrated with better pictures; and I do not remember anything of that trip. I was too busy photographing and I did not look. Since that day I have never taken any more photographs in my life, on the basis that there would always be someone who’d take them in my place, and in fact there are always more photos than I may want or need… Therefore, the excess of photographic possibility may harm our memory, because our memory survives when it has – to put it in photographic terms – a wide-angle character.”

[Intervention at the round table Photography, Memory, Information, Ara Pacis, Rome, 10 October 2010.]

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